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"AUTRES YEUX" IN LIBRERIA! |
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giovedì 03 gennaio 2008 |
Pubblicato a gennaio 2008, per la casa editrice
"Edizioni di Latta"
, il mio romanzo
"Autres Yeux (altri occhi, per scoprire che siamo tragicamente imprigionati negli incidenti del mondo)"
"Trascorrono dieci giorni identici, ore infinite di stallo e di curiosità rafferma, simulacri di morte che mettono a dura prova il mio coraggio; cosa attendo? Forse la chiamata di un padre che avanzando dica:
Vieni, ora sei accolto tra di noi.
Ma no, ormai non c’è speranza. Finisce la festa signori e la barca si ferma, ultimo giro di valzer e poi via, tutti a casa, non avrete più divertimento; qualche ubriaco scolando protesta è troppo presto - no è troppo tardi gli si risponde, per ogni immaginazione. Dopo la notte già compare il giorno, allora vedremo chi ha vinto e chi vive a stento: io vivo con niente, rimango negli angoli di un’abitazione silenziosa ed annuso le ombre chiamandole sorelle. Con il mondo ci siamo mancati immancabilmente, scrivo, scrivo e scrivo, batto su questi tasti come una mente ossessa, componendo un continuum di spazzatura alla ricerca di un nome, fosse anche di fiore sgraziato.
C'è solo lei a farmi compagnia, a riempire queste stanze magre come ossa, a sostentarmi con un cibo che ormai sa di sale. Per darmi coraggio dice vai avanti! e mi bacia; io fuggo nei bagni fingendo un malessere e lì mi abbandono alla sporcizia di bestia malata, non sono degno nemmeno di avere un contatto.
Solo così io non sarò più debole (ascoltatemi che lo dico sottovoce): non sarò più deriso ma sarò io a deridere, deciso a deragliare contro agli altri.
Perciò tra poco uccido, non si poteva fare Altro. "
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TRASFIGURAZIONE DEL POETA ESENIN |
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IPOTESI PER UNA RIVOLUZIONE ITALIA, che nel contemporaneo è sopratutto una questione di numero |
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sabato 08 marzo 2008 |
Prologo
Attraverso una genesi che dal polveroso apparato d'ontologia e ideologismi conduce storta alle tattiche contemporanee, il potere sempre ha avvertito l'uggia di un fatale intralcio: l'uomo. Paura per quella strana cosa che - deforme negli occhi, nelle gambe, nelle mani - d'improvviso potrebbe cambiare direzione. Vento inaspettato a soffiare intorno. Timore tremore dell'individuo, del cittadino, dell'elettore, dell'essere disposto a riflettere in autonomia. Lascia il primo commento! | Riporta quest'articolo sul tuo sito! |
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VITA DI MERDA DEL KILLER K |
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giovedì 31 gennaio 2008 |
.Un punto indefinito
Quando il Cinese cucina fritto abbondante, il che significa una sera sì e l'altra anche, mi chiama con tre colpi di legno assestati bene sul culo nero di una padella ammaccata. Così trova adempimento il patto che abbiamo stretto all'inizio: se l'odore di olio invade la mia stanza tanto da materializzarsi come roba collosa tra i capelli e sulla superficie del pavimento già rotto io - pur non potendo reclamare uno sconto sull'affitto - ho diritto a due porzioni di pollo. Devo ammettere che finora il tipo si è dimostrato corretto, elargendo senza storie la ricompensa al mio disagio; ma questo è stato un bene e un male allo stesso tempo, perché se le scatole di polistirolo sudicio scongiurano un'eventuale morte per inedia d'altra parte infliggono al mio corpo un prezzo disastroso. Pancia gonfia, fegato ingrossato, alito cattivo e peti in quantità. In sincerità non so più se io stia rimandando oppure favorendo l'istante in cui dovrò crepare.Che importa? Mi colpisce di più la regolarità, quasi prolissa, dentro cui si consuma il mio squallore quotidiano.
Tutto accade con una regolarità senza scampo. Tempo di passarmi la mano sulla testa e ritirare il palmo gelatinoso che subito arrivano i richiami sordi da sotto, allora scendo in stato contemplativo le rampe di scale esterne fino a ritrovarmi nella stanza di alluminio e fuliggine illuminati al neon. Sono giunto nella cucina del ristorante e come sempre il buon cinese, con il suo berretto ridicolo a forma di vela, si volta e sorride. Quasi nano egli porta baffetti radi tagliati alla moda mandarina.
“Come stai? Odole di fritto?” Lascia il primo commento! | Riporta quest'articolo sul tuo sito! |
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MEMORIALE POLITICO (CIOE' UN BESTIARIO) |
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giovedì 03 gennaio 2008 |
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Inno d'italia
Non scorgo altro
che meccanismi sfasciati
su sé stessi
e difettosi da principio.
Incompetenza e nepotismo
sono catarri del mattino,
saporosi di sangue, muco
e delusioni messe nel culo.
Corrotti e corruttori s'inseguono
in un immaginario far west
trovando sempre il modo
di trattare, coperti in qualche angolo.
I politici distillano
l'essenza dell'incapacità
nascondendo ben segreta la ricetta
del loro confabulare.
La società s'incanta con tre parole,
due tiri al pallone e il magro divertimento
del sabato sera. In realtà essa non attende
altro che ordini, dall'odiato piano superiore:
la schiavitù ai partiti, il progressismo
di false speranze, il coup de théatre
dei presunti imbonitori, l'odore dei soldi,
i dogma di matusalemme.
Non si arriva da nessuna parte qui,
niente, ci sono solo sassi
ed il ricordo
dell'età dell'oro.
Dimora d'italia,
sfacciata puttana
d'idioti senza senno:
così non ti avremmo
mai immaginato.
Allora, se questo non è un sogno,
non rimane che scappare;
inutile continuare a starci
quando lo stivale è da buttare.
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giovedì 03 gennaio 2008 |
 Mostra fotografica di Lucilla Bellini, 6 scatti estratti dalle serie:
- Time is a Dream
- Victorian Lover
- Tepidarium
Nel tepidarium seguendo il ritmo di passi solitari, ogni raggio di sole, ogni riflesso di luce bianca diventava ricordo di un amore appena trascorso.
Quasi senza vita, cioè senza esistenza nel presente, la ragazza vestita in verde passeggiava con uno sguardo d'acqua mista a malinconia.
Ma alla rottura dello specchio, sparso in frammenti tagliati nel corso del pavimento, ogni movimento avrebbe rischiato di darle ancora un'immagine di sé, e quindi dolore.
Scelse, per evitarlo, di stendersi e non ricomporsi. Rapita dal pensiero della fine, scavò in cerca dei motivi o delle ragioni ultime che conducevano ad estinguersi un amore, ma non poté trovare niente. Nessun processo posteriore o eventualità ripetibile avrebbero potuto riportarla a quanto erano stati. A quando erano stati. Perché come era cominciato, naturalmente era finito.
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